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#parolemie | L’italiano che ci diverte

#parolemie

Virgin di servo encomio e di codardo oltraggio, a settimane dalla nascita di petaloso, il termine inventato dal bimbo che ha commosso la maestra e conquistato gli accademici della Crusca; dopo la sfilza di parole importanti che abbiamo proposto per mesi su Facebook e Instagram, mi sono ritrovata a riflettere sulla lingua.

La lingua come organismo vivente, in continua evoluzione, che somiglia ai suoi parlanti, si modifica, si trasforma, si adatta e ci permette di esprimere noi stessi.

Mi è venuto in mente un libro, Lessico famigliare, di Natalia Ginzburg in cui l’autrice racconta la sua famiglia attraverso parole, espressioni e modi di dire peculiari dei suoi cari.

Oltre la lingua dei dizionari, ognuno di noi ha le sue parole, quelle che preferisce, quelle che ha storpiato e che usa quotidianamente, o quelle a cui ha dato un nuovo significato.

Ci sono quelle parole che ci restano appiccicate, quelle che quando le sentiamo ci colpiscono e non possiamo fare a meno di usare, che contagiamo a nostra volta a chi ci sta vicino, nascono come uno scherzo e poi entrano a far parte del nostro lessico. Lo stesso capita con le espressioni e i modi di dire, solitamente queste nuove acquisizioni e risemantizzazioni sono accompagnate da storielle divertenti. Sono queste storie che vogliamo raccontare.

L’hashtag questa volta sarà #parolemie

La richiesta che vi facciamo è di dirci quali sono le vostre parole e i vostri modi di dire e raccontarci la storiella che c’è dietro, ne faremo delle cartoline e le pubblicheremo sui social, arricchiamo la lingua, coloriamola, giochiamoci insieme!

Comincio io:

#parolemie

#parolemie

Sonia fin da piccola se ne fregava del maschilismo della lingua italiana: per lei il mondo si divideva tra ‘minucce (femminucce) e ‘minucci (maschietti).

Ora tocca a voi, con quali parole avete arricchito il vostro lessico? Quale storia c’è dietro?

Le parole sono Importanti

Questa cosa qui, delle parole importanti, l’avevamo già proposta l’anno scorso, ma non abbiamo avuto le forze di portarla avanti… e poi anche voi non siete stati molto collaborativi, bisogna ammetterlo. Ma non mi voglio arrendere, io a questa cosa delle parole ci tengo particolarmente, e pure voi a giudicare dall’esperimento condotto proprio ieri dal mio profilo personale su Facebook: 59 commenti, e ancora qualcuno continua a scrivermi…

parole importanti

Vi riscaldo la minestra dell’anno scorso, ma quest’anno, mi raccomando vi voglio più attivi!!

Le parole sono importanti! Urla, paonazzo Nanni Moretti in Palombella Rossa.

Ora, lui se la prendeva fin troppo a cuore.

Però, quante parole stiamo perdendo per colpa della semplificazione?

La semplificazione è un meccanismo che mangia tutto.

Quante parole dell’italiano stiamo ammazzando per pigrizia? Perché abbiamo poca voglia di pensare o perché siamo convinti che con le solite quattro parole ombrello ci facciamo capire meglio, o risultiamo meno noiosi…

Beh non è così, a forza di evitarle tante parole si perdono. Resistono solo quelle che raccolgono più significati, perché sono vaghe, che possono essere usate per spiegare tutto, perché non sono in grado di spiegare niente. Sono le parole ombrello, quelle che ci proteggono dalla responsabilità di aver espresso un’opinione chiara, dall’impegno di crearcela un’opinione chiara, dall’impegno di difenderla quell’opinione chiara.

È la semplificazione che inghiotte ogni cosa.

«Chi parla male, pensa male e vive male», sempre Moretti, sempre Palombella Rossa.

Non stiamo qui colpevolizzarci per aver chiesto a tavola che ci passassero il “come-si-chiama” o se, per esprimere quella sensazione di stupore misto ad ammirazione, gioia e innamoramento davanti a un’opera d’arte, l’unica cosa che siamo riusciti a dire è stata… “fico!”. Capita, ma si può cambiare.

Salvarsi è possibile. Con Regina Zabo daremo il nostro piccolo contributo, partecipate anche voi!

Vi presenteremo una o due parole alla settimana, su Facebook, Instagram e twitter, voi potrete farne quello che volete: fotografarla quando la trovate su un libro, o copiare la frase in cui l’avete incontrata, o scriverci voi una frase di senso compiuto… insomma, sbizzarritevi

lePsonoI1 (1)NB: Per comunicare con la nostra pagina Facebook è necessaria la menzione: @Regina Zabo, l‘#lePsonoI e prima di condividere il post dovete assicurarvi che il pubblico sia settato su “Tutti”. Se no non lo possiamo vedere.

Su twitter ci trovate come @Zabo_edz e ricordatevi l’hashtag!

Su Instagram siamo reginazabo_edz